Ma le emissioni di PM2,5 rispettano la legge?

Nel sito ufficiale dell’Arpa Lombardia potete trovare una mappa della situazione dell’inquinamento dell’aria che viene aggiornata quotidianamente.

La foto in copertina si riferisce alla mappa del 22/02/2017, dove si evidenziano gli altissimi valori di concentrazione del particolato più pericoloso, il PM2,5: compreso tra i 61 e gli 80 microgrammi (µg)/m3 in vaste aree della regione.  

Il dato, secondo l’attuale normativa italiana, non è però molto significativo perché l’unico riferimento che essa prevede per il PM2,5 sono 25 µg/m3 di media giornaliera all’anno.

Riesce quindi difficile accettare che questo limite, per la vasta letteratura scientifica che ne denuncia l’insufficienza, sia definita dall’Arpa Lombardia: «per la protezione della salute umana» (vedi: http://www2.arpalombardia.it/qariafiles/RelazioniAnnuali/RQA_CR_2015.pdf – Tabella 3-6).

A ciò si aggiunge, ricordati gli innumerevoli e qualificatissimi studi sulla grande pericolosità di questo particolato, un dato di fatto che, addirittura indispettisce. Infatti, poiché da nessuna parte è possibile trovare quel dato di media giornaliera annua, al cittadino comune non è concesso sapere se la sua salute sia stata tutelata dalle istituzioni (art. 32 della Costituzione), oppure no.

Nel 2006 l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), riconoscendo la correlazione fra l’ esposizione alle polveri sottili e l’insorgenza di malattie cardiovascolari e l’aumentare del danno arrecato all’aumentare della finezza delle polveri, ha indicato il PM2,5 come misura aggiuntiva di riferimento delle polveri sottili nell’aria e ha abbassato i livelli di concentrazione giornalieri massimi “consigliati” da 25 µg/m3 a 10 µg/m3 . Ad oggi questo limite non è stato ancora adottato nel nostro paese nella completa indifferenza della maggior parte della popolazione, che vive nelle città, ed è quindi esposta in misura maggiore al PM2,5 e ad i suoi effetti nefasti sulla salute.

 

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