Inquinamento: à la guerre comme à la guerre

Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre (Winston Churchill).

 

Tre nemici: Traffico, Legna, Agricoltura

Sembra incredibile nel terzo millennio, ma ogni anno l’inquinamento dell’aria uccide più italiani di quanto ne siano morti nella seconda guerra mondiale.

E’ peggio di una guerra, e non solo per i morti, ma anche per i “feriti”, cioè chi si ammala di patologie cardiorespiratorie. I più danneggiati, per via del metabolismo e delle basse difese immunitarie, sono soprattutto i bambini.

Sul banco degli imputati ci sono soprattutto le polveri sottili (o particolato/polveri fini/PM10 e PM2.5), cioè quelle che sono così piccole che non solo rimangono sospese nell’aria ma riescono ad entrare nei polmoni e passare nel sangue. Solo alle polveri sottili sono attribuite il 73% di tutti i morti per inquinamento dell’aria.

Le polveri sottili (PM2.5) sono emesse direttamente dai veicoli e dagli impianti di riscaldamento, ma si formano in inverno a partire da gas inquinanti come gli ossidi di azoto, l’ammoniaca e gli ossidi di zolfo (particolato secondario). Sugli ossidi di zolfo si è fatto molto negli anni, soprattutto abbassando il tenore di zolfo nei carburanti su strada. Per gli altri inquinanti il calo è stato invece solo lieve e, in un caso, forse in aumento.

 

Particolato primario PM2.5, Ossidi di azoto e Ammoniaca prodotti in Italia nel 2013, ripartiti per settore emissivo.

 

Sono tre quindi gli inquinanti che dovremmo abbattere e per ciascuno è molto chiaro dove siano le responsabilità. Nella figura sopra emerge infatti che:

  1. Legna e pellet per riscaldamento producono il 60% di tutto il particolato primario.
  2. Il traffico veicolare è responsabile del 42,5% delle emissioni di ossidi di azoto (soprattutto dai motori diesel).
  3. Gli allevamenti e l’agricoltura emettono il 95% dell’ammoniaca (dai liquami degli allevamenti e dalla fertilizzazione dei campi)

Strategia per vincere l’inquinamento

 Se questa fosse una guerra normale, avremmo preso decenni fa alcuni provvedimenti di semplice buon senso.

  • Eliminazione degli sconti fiscali al Gasolio, che è tassato il 23% in meno della benzina a parità di contenuto energetico; non si riesce a capire la ratio di questa differente tassazione, se non quella di aver voluto spostare negli anni il parco veicolare dall’uso della benzina a quella del gasolio per qualche secondo fine (gli sconti per gli autotrasportatori sono poi a parte, quindi addizionali).
  • Tassazione in proporzione all’inquinamento prodotto da un veicolo e utilizzo del maggior gettito per incrementare i servizi di trasporto pubblico.
  • Blocco costruzione nuove strade e autostrade sino a quando non ne sia dimostrata la necessità in un contesto futuro di minor utilizzo dei mezzi di trasporto privati.
  • Divieto di vendita di impianti di riscaldamento (stufe, caldaie, caminetti) a legna e a pellet che non siano a bassa emissione di particolato.
  • Divieto di installazione di impianti di riscaldamento a legna e a pellet, quando sostituiscono precedenti impianti a gas naturale, gpl e gasolio, che inquinano comunque molto meno.
  • Creare una Strategia Nazionale per l’Abbattimento delle emissioni di ammoniaca dall’agricoltura, che preveda un sistema normativo via via più rigido e una serie di incentivi per il passaggio a migliori tecniche di gestione dei liquami negli allevamenti e a pratiche efficienti di spargimento dei fertilizzanti nei campi. Con un piano simile, in Danimarca le emissioni sono state ridotte del 40%.

Ma certo in Italia non si è visto nulla sinora e ben difficilmente si vedrà qualcosa. Perché alla fine dei conti aveva ragione Winston Churchill: in Italia prendiamo sul serio solo i problemi futili.

Non tutti però. C’è anche qualcuno che prova a cambiare le cose.

 

Fonte: ASPOItalia, Più Morti che in Guerra

 

 

 

Pubblicato in ARIA

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