Richieste nuove trivellazioni in Alto Adriatico

Non è bastato aver indetto un referendum abrogativo per tutelare i cittadini dell’Alto Adriatico dal pericolo rappresentato dalle trivellazioni in mare. Come ricorderete, nell’aprile del 2016, quasi 16 milioni di italiani si sono recati alle urne per chiedere a gran voce di fermare le trivellazioni già in atto nei giacimenti di gas e petrolio situati entro le 12 miglia (20 km) dalle coste italiane. Nonostante la schiacciante vittoria del SI con l’86% dei votanti, il referendum non ha raggiunto il quorum previsto fermandosi al 31% degli aventi diritto al voto.

Nemmeno a un anno di distanza è arrivata sul tavolo del Governo la prima richiesta di valutazione di impatto ambientale per avviare lo sfruttamento di un giacimento di gas metano situato al largo delle coste polesane. Una richiesta che, seppur legittima, ha fatto giustamente infuriare il consigliere regionale veneto Graziano Azzalin, il quale ha voluto ricordare i danni ambientali che ha subito la provincia di Rovigo dalle estrazioni, proponendo di vietarle anche oltre le 12 miglia dalla costa: “I pozzi si trovano a 12,58 miglia dalla costa, solo mezzo miglio in più di quanto permesso dalla legge e questa è una vera propria in giro: vorrei vedere chi certifica che nel sottosuolo le operazioni di estrazione avvengano rispettando la distanza prevista. Questa è una zona delicatissima e che ha già pagato tantissimo: i danni provocati da alluvioni e abbassamento del suolo sono lì a certificarlo. Non dobbiamo poi dimenticare i miliardi spesi per il rafforzamento degli argini e le rifacimento della rete di bonifica, la cui funzione è indispensabile per un territorio completamente sotto il livello del mare. Non possiamo correre ancora rischi a distanza di tanto tempo, né sottovalutare il problema pensando ai progressi tecnologici. Sono convinto che vada riaperta la questione delle estrazioni di idrocarburi in Alto Adriatico anche oltre le 12 miglia, perché, soprattutto in un mare chiuso come quello, possono essere concausa di danni alle coste”.

Secondo molte ricerche scientifiche infatti è stata proprio l’attività estrattiva ad avere provocato il fenomeno della subsidenza, ossia l’abbassamento della costa, e il conseguente cuneo salino, cioè la risalita di acqua salata per vari chilometri lungo il letto del Po, con grossi danni per l’agricoltura locale. Per non parlare della moria di pesci e dell’impatto negativo causato all’ecosistema marino dalla fuoriuscita degli idrocarburi.

Fonte: rovigooggi.it

 

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