Contaminato un terzo dei nostri prodotti ortofrutticoli

Mangiare frutta e verdura è da sempre considerata come una delle pratiche migliori per vivere in maniera sana e più a lungo. A quanto pare però non siamo più al sicuro quando ci rechiamo ad acquistare prodotti ortofrutticoli nei supermercati o nei negozi specializzati.

Secondo il dossier di Legambiente denominato: “Stop pesticidi“, il 36,4% della frutta, della verdura e dei prodotti trasformati proveniente da agricoltura convenzionale sono risultati contaminati da uno o più residui di pesticidi. Le analisi sono state effettuate nel corso del 2015 a cura dei laboratori pubblici accreditati dalle Agenzie per la Protezione Ambientale, Istituti Zooprofilattici Sperimentali e Asl su quasi diecimila prodotti destinati alle nostre tavole.

Uva, fragole, pere, frutta esotica e tè verde sono risultati i prodotti più contaminati dalla presenza di residui di pesticidi, per fare un esempio sono state riscontrate fino a 9 sostanze chimiche diverse su di un singolo ortaggio coltivato in Italia mentre nei prodotti provenienti da paesi extra Ue il numero è salito addirittura a 21.

Questo massiccio impiego di pesticidi non ha ricadute significative solo sulla salute delle persone ma anche sull’intero ecosistema. Nuove molecole e formulati, infatti, sono stati immessi sul mercato senza una conoscenza adeguata sul funzionamento dei meccanismi di accumulo nel suolo, delle dinamiche di trasferimento e del destino a lungo termine nell’ambiente.

“Lo studio evidenzia gli effetti di uno storico vuoto normativo italiano” ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni, secondo cui “manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema del simultaneo impiego di più principi attivi sul medesimo prodotto”. Da qui la possibilità di definire “regolari”, e quindi di commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente se con concentrazioni entro i limiti di legge.  Secondo questo controverso modus operandi i prodotti fuorilegge (cioè con almeno un residuo chimico che supera i limiti di legge) sono solamente l’1,2% del totale.

 

fonte: Il Fatto Quotidiano

Pubblicato in TERRA

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