Quei 50 µg/m3 a che servono? Respirare aria pulita è un lusso o un diritto?

Con il PM10 e PM2.5 dal 15 ottobre al 15 aprile siamo sempre in stato di allarme. Eppure questa preoccupazione nella pubblica opinione è poco sentita, troppo poco sentita, mentre le istituzioni seguono la situazione, limitandosi a prescrivere, soltanto nei momenti di punta, le solite ed inuitli misure di contenimento.

Nei giorni scorsi Legambiente ha pubblicato “Mal’Aria 2017”, il suo annuale report sulle condizioni della qualità dell’aria in Italia, da cui si apprende, ad esempio, che un terzo delle città capoluogo italiane ha subito la persistenza per oltre 35 giorni, come la legge prescrive quale limite massimo, del superamento del limite giornaliero di 50 µg/ per il PM10, che dal 65÷85% è costituito da PM2,5  e minori

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Mentre dei 12 capoluoghi della Lombardia, si sono “salvate” solo Sondrio e Lecco, degli 8 del Piemonte a scamparla sono stati 3 (con Torino a fare da “capoclassifica” con 89 giorni), dei 7 del Veneto solo Belluno e, infine, per l’Emilia R. su 10 città sono state al disotto Bologna, Forlì, Cesena, Parma e Ravenna. Ultima annotazione, delle 33 città con oltre 35 gg. di sforamento dei limiti, ben 28 sono delle quattro Regioni padane e le prime 15, con la sola esclusione di Frosinone, addirittura capeggiano questa poco piacevole classifica.

Il Circolo “AmbienteScienze” e il Gruppo di lavoro “RiambientiAMOci” osservano che, se un terzo dei capoluoghi di provincia italiani ha superato questo limite annuale, ciò significa che il limite di 35 giorni è difficile da rispettare e le cause possono essere due: o quel limite di 50 µg/m3 giornalieri è troppo severo, oppure la tecnologia utilizzata nei processi produttivi non è abbastanza avanzata per poterli rispettare.

C’è una terza causa possibile: la E.R.S., “European Respiratory Society”, associazione internazionale di medici dell’apparato respiratorio (oltre 10.000 aderenti di 140 diversi paesi), circa sei anni fa ha scritto un importante documento pubblicato sulla sua rivista “European Respiratory Journal”, in cui si affermava che «Le leggi europee non tutelano la salute», visto che non adottano le raccomandazioni dell’OMS.

Affermazione dura che però “AmbienteScienze” e “RiambientiAMOci” ritengono potrebbe essere giustificata se riferita al fatto che la Direttiva 2010/75/UE prevede che i valori-limite delle emissioni sono determinati dalla logica B.A.T. (Best Available Technology). Più precisamente sta scritto che «i valori limite di emissione devono essere fissati a un livello tale da garantire che le emissioni inquinanti non superino i livelli associati all’uso delle BAT.

Tuttavia, se è provato che ciò porterebbe a costi sproporzionati rispetto ai benefici ambientali, i valori limite possono superare tali livelli.». In altri termini, i limiti nel tempo vengono resi più restrittivi se e quando i costi delle tecnologie applicate si abbassano. Il confine tra rispetto della salute e della vita umana e procacciamento degli utili economici è spostato a favore di questi ultimi.

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