L’UE denuncia l’Italia per l’aria inquinata

L’Italia denunciata perchè respira aria inquinata… sembra l’inizio dell’ennesima barzelletta sul nostro bistrattato “Belpaese” eppure così non è purtroppo.

L’Unione Europea infatti ha deciso di avviare la seconda fase della procedura d’infrazione a carico di cinque stati membri, tra cui l’Italia, con l’accusa di aver ripetutamente violato gli attuali limiti d’inquinamento dell’aria da biossido di azoto (NO2), una sostanza prevalentemente prodotta dagli scarichi delle automobili e non aver fatto abbastanza per evitarlo.

Leggi qui la direttiva 2008/50/CE che impone i valori limiti di molte sostanze inquinanti tra cui il NO2.

Sul banco degli imputati sono finite 12 zone di qualità dell’aria italiane tra cui quelle che coprono Milano, Torino e tante altre città della Pianura Padana.

Il protrarsi di questa situazione sta facendo si che milioni di europei soffrano di malattie cardiovascolari e respiratorie causate dalle cattive condizioni dell’aria mentre ogni anno, circa 400.000 cittadini muoiono prematuramente (di cui 30.000 solo in Italia). Per fare un esempio concreto, nel 2013 gli elevati livelli di NO2 hanno causato quasi 70.000 morti in Europa, tre volte il numero delle vittime degli incidenti stradali. 

Tra le misure volte a ridurre le emissioni inquinanti – accelerando al tempo stesso la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio – figurano la riduzione globale dei volumi di traffico, i combustibili utilizzati, il passaggio ad autovetture elettriche e/o l’adattamento dei comportamenti al volante. In questo contesto, ridurre le emissioni dei veicoli diesel è un passo importante verso la conformità con gli standard UE in materia di qualità dell’aria” si legge in una nota pubblicata il 15 febbraio 2017 dalla Commissione europea.

Così però non è stato e le conseguenze potrebbero essere ancora più gravi se i cinque paesi non interverranno entro due mesi presentando dei piani precisi per far fronte a questa emergenza ambientale. Il rischio è infatti il deferimento alla Corte di Giustizia Europea con una probabile sanzione monetaria da decine di milioni di euro.

Fonte: greenme.it

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